Gesù sofferente ci aspetta nel Santissimo Sacramento

Dagli Scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta

Gesù, benignamente ammaestrandomi, diceva: “Tu hai fatto male nello stare così disturbata. Non sai tu che Io sono Spirito di pace? E la prima cosa che ti raccomando è di non funestare la pace del cuore. Quando nell’orazione non puoi raccoglierti, non voglio che pensi a questo o a quell’altro, come è e come non è. Facendo così, tu stessa chiami la distrazione. Invece, quando ti trovi in quello stato, la prima cosa è che ti umili, confessandoti meritevole di quelle pene, mettendoti come un umile agnellino nelle braccia del carnefice, al quale, mentre lo uccide, lambisce la mano. Così tu, mentre ti vedrai percossa, abbattuta, sola, ti rassegnerai alle mie sante disposizioni, mi ringrazierai di tutto cuore, mi bacerai quella mano che ti percuote, riconoscendoti indegna di quelle pene; poi mi offrirai quelle amarezze, angustie, tedi, pregandomi che li accettassi come un sacrificio di lode, di soddisfazione delle tue colpe e di riparazione delle offese che mi fanno. Facendo così, la tua orazione salirà innanzi al mio trono come un incenso odorosissimo, ferirà il mio Cuore, ti attirerai nuove grazie e nuovi carismi; il demonio, vedendoti umile e rassegnata, tutta inabissata nel tuo nulla, non avrà forza di avvicinarsi. Eccoti che dove tu credevi di perdere, farai grandi acquisti.

A riguardo della Comunione, non voglio che ti affligga che non sai stare. Sappi che è un’ombra della pena che soffrii nel Getsemani. Che sarà quando ti farò partecipe dei flagelli, delle spine e dei chiodi? Il pensiero delle pene maggiori ti farà soffrire con più coraggio le pene minori. Quindi, quando nella Comunione ti troverai sola, agonizzante, pensa che ti voglio un poco in compagnia nell’agonia dell’orto. Dunque, mettiti vicino a Me e fa’ un confronto tra le tue e le mie pene. Vedi: tu sola e priva di Me, ed Io anche solo e abbandonato dai più fidi amici, che addormentati se ne stanno, e fin dal mio Divin Padre lasciato solo; poi, in mezzo a pene acerbissime, circondato da serpi, da vipere, da cani arrabbiati, quali erano i peccati degli uomini e dove erano anche i tuoi, che facevano la loro parte, che mi pareva che mi volevano divorare vivo. Il mio Cuore fu preso da tali strettezze, che me lo sentivo come se stesse sotto un torchio, tanto che sudai vivo sangue…

Dimmi, quando tu sei giunta a soffrire tanto? Dunque, quando ti trovi priva di Me, afflitta, vuota da ogni consolazione, ripiena di tristezze, di affanni, di pene, vieni vicino a Me, asciugami quel sangue, offrimi quelle pene in sollievo della mia amarissima agonia. Così facendo troverai il modo come poterti trattenere con Me dopo la Comunione. Non è che non soffrirai, perché la pena più amara che possa dare alle anime mie care è il privarle di Me, ma tu, pensando che con quel tuo penare darai sollievo a Me, sarai anche contenta.

Per le visite ed atti di riparazione, tu devi sapere che tutto ciò che feci nel corso dei trentatré anni, dacché nacqui finché morii, lo sto continuando nel Sacramento dell’altare. Perciò voglio che mi visiti 33 volte al giorno, onorando i miei anni e insieme unendoti con Me nel Sacramento, con le mie stesse intenzioni, cioè di riparazione e di adorazione. Questo lo farai in tutti i tempi; il primo pensiero della mattina subito voli innanzi alla custodia, dove sono per amor tuo, e mi visiti l’ultimo pensiero della sera; mentre dormirai la notte, prima e dopo il pasto, in principio d’ogni tua azione, camminando, lavorando”. (Libro di Cielo, Vol.1°)

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